Nuove tasse sul gioco online chi paga davvero il conto

Nuove tasse sul gioco online chi paga davvero il conto

Il decreto-legge 26 agosto 2026 n. 153 non parla solo di carburanti: nell'articolo 3 introduce nuove regole fiscali per chi gestisce il gioco legale online. Per il lettore che gioca la domanda concreta è questa: se ai concessionari costa di più operare quei costi finiscono per riflettersi sulle piattaforme e sulle condizioni offerte a chi punta i propri soldi. L'avvocato Luca Giacobbe ha spiegato ad Agimeg perché la norma cambia le carte in tavola a meno di un anno dal rilascio delle nuove concessioni.

Cosa cambia per le spese di gioco responsabile

Il decreto stabilisce che le somme che i concessionari sono obbligati a destinare ogni anno a campagne di comunicazione responsabile e prevenzione del gioco patologico (previste dall'art. 15 del d.lgs. 41/2024) devono essere considerate in ogni caso spese di rappresentanza. Non diventano indeducibili del tutto ma rientrano nei limiti previsti dall'art. 108 del TUIR: 1,5% dei ricavi fino a 10 milioni di euro 0,6% sulla parte tra 10 e 50 milioni e 0,4% oltre i 50 milioni.

Secondo Giacobbe questa scelta è discutibile perché si tratta di una spesa obbligatoria per legge non di una campagna promozionale scelta liberamente dall'operatore. Superato il plafond quella parte di costo non è più deducibile e il concessionario se la trova comunque a bilancio senza sconto fiscale.

Sponsorizzazioni e siti di comparazione le spese diventano indeducibili

Il secondo intervento riguarda le spese per sponsorizzazioni o contratti simili sostenute verso soggetti collegati direttamente o indirettamente agli operatori di gioco che fanno attività informativa o di comparazione di quote e offerte. Per queste spese la nuova norma prevede l'indeducibilità totale ai fini delle imposte sui redditi e dell'IRAP.

Giacobbe chiarisce che si tratta di una misura fiscale non di un divieto pubblicitario: un'attività informativa che resta lecita secondo il Decreto Dignità (art. 9 del D.L. 87/2018) non diventa illegale solo perché quel costo non è più deducibile. Il problema segnalato dal legale è la vaghezza di espressioni come soggetti riconducibili direttamente o indirettamente e analoghe tipologie contrattuali che secondo lui puntano a coprire anche siti collegati al gruppo del concessionario come nell'esempio fatto: la piattaforma scommettiamo.it e un sito informativo scommettiamo.info dello stesso gruppo.

Perché conta per chi gioca e per chi paga la concessione

Il punto più critico riguarda il momento in cui arriva la norma. Il d.lgs. 41/2024 su cui si basa la gara per le nuove concessioni online garantisce all'art. 4 comma 3 la stabilità delle regole anche fiscali e all'art. 5 comma 3 stabilisce che canone e tassazione non cambiano durante la vigenza della concessione. I concessionari hanno partecipato alla gara e costruito i loro piani economici contando su queste garanzie.

A distanza di pochissimo tempo dal rilascio delle licenze lo Stato cambia il trattamento fiscale proprio di quei costi legati alla concessione compresi quelli che lo stesso decreto 41/2024 obbliga a sostenere per il gioco responsabile. Le nuove regole si applicano alle spese sostenute dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre. Per il lettore la conseguenza pratica è che maggiori costi fiscali sui concessionari possono tradursi in meno margini per bonus e promozioni sulle piattaforme legali nel tempo anche se al momento nella fonte non ci sono numeri su questo effetto diretto.

In sintesi. Le nuove regole fiscali colpiscono i concessionari del gioco legale online appena dopo il rilascio delle licenze rendendo meno deducibili alcune spese obbligatorie e azzerando la deducibilità di certe sponsorizzazioni: un cambiamento che secondo l'avvocato Giacobbe viola le garanzie di stabilità promesse dalla legge e che nel tempo può pesare anche sulle condizioni offerte ai giocatori.

Fonte: AGIMEG.